EDUCAZIONE INNOVATIVA: IL PERSONAGGIO: INTERVISTA A TiLLiT

«TiLLiT: DA TENTATIVO SPERIMENTALE A REALTÀ ACCADEMICA»

 

LA SUBLIME FORZA DELLA PASSIONE, DEL CORAGGIO E DELLA SFIDA

 

 

di Elisa Pedini

 

 

Con grande orgoglio, oggi, per l’appuntamento de’ “il personaggio” su «Kainós Magazine®», ospito TiLLiT.

Un altro esempio, pregresso alla “Kainós Academy®”, dello strenuo lavoro che si cerca di fare verso l’affermazione d’una didattica innovativa più potente e formativa.

TiLLiT è un acronimo e significa: Teatro In Lingua Lingua In Teatro.

Esso rappresenta un grande, coraggioso, progetto, tutto italiano, che è stato sostenuto con sacrificio, determinazione e passione, dai suoi ideatori e fondatori. Proprio per queste sue forti connotazioni, squisitamente “umane”, esso, a pieno titolo, può essere considerato un “personaggio” a tutto tondo.

Per questa ragione, è necessario che io vi faccia conoscere, tramite le loro parole dirette, il percorso, lungo e molto duro, dei suoi fantastici fondatori, che sono riusciti a farne una reale perla del mondo accademico italiano e in particolare, dell’Università del Piemonte Orientale di Vercelli.

TiLLiT nasce da un’idea, un’intuizione, d’un geniale docente: il Professor Marco Pustianaz, insegnante di Letteratura Inglese e di Teatro. A lui, s’affianca un’altra straordinaria docente: la Professoressa Michaela Reinhardt, insegnante di Lingua Tedesca.

Quello che colpisce di questi due docenti non sono soltanto una preparazione e una competenza, evidentemente, molto profonde e fuori dal comune; ma anche e soprattutto, un grandissimo spessore umano, che s’estrinseca nella loro disponibilità estrema, nella loro dolcezza e nella loro umiltà.

Oggi, sono, entrambi, qui con me, per parlarci di quanto abbiamo in comune: ovvero, la loro esperienza di didattica innovativa, con il teatro e nel teatro.

 

D: Marco e Michaela, potreste presentare ai nostri lettori com’è nato, quando e perché il progetto TiLLiT?

MP: I primi laboratori iniziarono nel 2003. Da docente di letteratura inglese volevo insegnare in modo letterario sì, ma più vivo, più coinvolgente, più “teatrale”. Avevo il “Mercante di Venezia” quell’anno e così mi sono detto: “proviamo a farlo!”.

Volevo insegnare in modo tale che si riuscisse ad andare al di là delle parole, che comunicasse anche quanto ci fosse dietro, in termini di azioni, di fisicità.

Inoltre, volevo attivare gli studenti in relazione al testo, facendo capire loro quanto spazio e quanta libertà esso offriva una volta che ci si staccava dalla pagina.

Nello stesso periodo, anche Michaela stava provando delle sperimentazioni all’interno del suo laboratorio di lingua tedesca.

Decidemmo d’unire le forze e provare insieme. Successivamente, anche le lettrici di spagnolo e francese si unirono alla nostra idea.

Tuttavia, all’inizio, nessuno di noi aveva esperienza teatrale. Non sapevamo come fare.

Di conseguenza, ci facemmo affiancare da Mario Sgotto, direttore della compagnia teatrale TamTam. Egli, avendo anche esperienza di didattica di teatro nelle scuole, è stato in grado d’insegnarci, di guidarci, dandoci una direttiva ben definita.

MR: Quando nel 2003 proponemmo la nostra idea alle colleghe di spagnolo e di francese, furono subito convinte e si riunirono a noi. Da lì, il team di TiLLiT è rimasto pressoché stabile e questo è un suo punto di forza.

Relativamente all’ apprendimento delle lingue, i dati che abbiamo raccolto negli anni, dimostrano che gli studenti sono in grado di ricordare il testo imparato a memoria anche a distanza di molto tempo.

Non hanno solo studiato la lingua, l’hanno letteralmente ‘incorporata’, fatta propria.

Inoltre, dichiarano di aver acquisito più sicurezza nel parlare e nell’esporre. Hanno meno paura di esprimersi e sanno applicare ciò che hanno imparato attraverso il teatro anche al di fuori del contesto accademico.

Il sapere linguistico è strettamente legato al sapere sensoriale, perché i due tipi di sapere vengono elaborati in sistemi cognitivi interconnessi tra loro.

Per l’esattezza, il sapere linguistico si costruisce sul sapere sensoriale, che viene elaborato e incamerato dalla mente. Da molto tempo, gli studi di glottodidattica sono proprio orientati sul sapere olistico.

Mettere insieme gesto, emozioni e parola è fondamentale.

Se la lingua che si studia viene codificata insieme ad altri stimoli sensoriali, vuol dire che viene elaborata e memorizzata più in profondità.

Di conseguenza, può essere ricordata più facilmente, attraverso gli stessi stimoli sensoriali con cui è stata codificata.

L’emozione che viene evocata dal movimento, o dalla musica, è, essa stessa, portatrice di memoria.

Imparare una lingua è un processo collegato al ritmo e alla musicalità.

D’altronde, tutto è ritmo: il cuore è ritmo, il respiro è ritmo. Il ritmo è nell’uomo. Studi su pazienti con afasia dell’area Wernicke del cervello hanno dimostrato che questi, anche se non sono più capaci di ricordare o formare delle parole, mantengono sempre la capacità prosodica della lingua (Area Wernicke: dal nome del neurologo tedesco che per primo descrisse quest’area, situata nel lobo temporale superiore dell’emisfero sinistro. Le informazioni sensoriali relative alla percezione del linguaggio arrivano nell’area di Wernicke, che è in stretta associazione con l’area acustica primaria, dove avviene il processo di decodificazione, ovvero, la trasformazione degli stimoli uditivi. n.d.r.).

 

D: Grande lavoro di formazione all’inizio, dunque. grande forza di volontà, per proseguire; ma, alla fine, anche grandi risultati e non solo con gli studenti. Oggi, TILLiT è un Festival che attira gruppi da tutta Europa. Come ci siete arrivati?

MP: La prima rassegna la facemmo nel 2004 con gli spettacoli di tutti e quattro i laboratori linguistici.

Il desiderio d’avere un esito pubblico e non solo accademico era per creare una forma di sensibilizzazione nei confronti del nostro lavoro e per motivare gli studenti.

All’inizio, l’idea era il divertimento e anche gli spettacoli erano molto brevi. Alcuni di noi lavoravano con testi drammatici di Garcia Lorca, o Dürrenmatt, o Ionesco; ma questo obbligava a drastiche revisioni.

Di conseguenza, nella maggior parte dei casi abbiamo poi optato per creare dei nostri testi, più significativi per i nostri studenti, più personalizzati e già brevi.

All’inizio, le rappresentazioni erano all’aperto, a maggio o a giugno, sul sagrato della Abbazia di Sant’Andrea. Il Comune ci dava il palco, per fortuna; ma di problemi ce n’erano parecchi: dalle condizioni meteorologiche, all’acustica, ecc.

Lo spettacolo era a ingresso libero, perché tutta la cittadinanza potesse partecipare.

Tuttavia, poiché si trattava di teatro in lingua, la comunicazione doveva svolgersi non solo verbalmente, ma anche a livello corporeo. Di qui, una gestualità espressiva e un po’ enfatica che consentisse al pubblico di vedere e divertirsi, andando anche al di là della lingua.

In effetti, anche il nome, TiLLiT, ha questa doppia valenza: la didattica è centrale, ma anche lo spettacolo deve funzionare a livello teatrale.

Nel 2009 abbiamo cominciato a creare un una piccola rete, sia in Italia, che all’estero, in Francia e Germania. Così, le nostre rassegne hanno cominciato a ospitare anche gruppi esterni al nostro Ateneo.

Inizialmente, ci appoggiavamo alle associazioni studentesche, per avere i fondi, per allestire e portare avanti le rassegne. Poi, piano piano, abbiamo ottenuto anche dei fondi dal nostro Dipartimento.

Un importante riconoscimento è venuto nel 2014, quando TiLLiT ha vinto il premio Label per la didattica innovativa nelle lingue straniere.

 

D: Come create i vostri testi?

MP: Basandoci molto sul tipo di gruppo e sulla sua natura dello stesso.

Inoltre, i laboratori sono composti da studenti di livelli diversi e di anni diversi.

Ciò comporta, da un lato, un forte scambio di competenze, dall’altro, ci impone di considerare le differenze nella costruzione del testo perché tutti siano protagonisti.

MR: Assolutamente d’accordo. Bisogna rispettare il carattere di ciascuno.

Il personaggio nasce dalla persona.

Se un individuo si rifiuta di fare la parte di un determinato personaggio, questo va rispettato. Ci vuole molta sensibilità a capire e molto tatto.

Inoltre, bisogna tenere conto che, nel numero ristretto di ore disponibili, non si può pretendere di forzare le persone.

È il testo che va creato per il gruppo. Tenendo anche conto dei benefici dell’apprendimento cooperativo, che significa, soprattutto, la responsabilità del singolo all’interno del gruppo.

Il carattere sociale dell’esperienza è molto apprezzato dai ragazzi.

Dalle interviste che abbiamo proposto agli studenti, è risultato che la socialità è un problema molto sentito dai ragazzi, che ne denunciano la mancanza nella vita universitaria “normale”.

Il teatro consente loro di trovare questo concetto di società, di gruppo.

MP: Sì, è vero.

Infatti, quando cominciano il corso, molti studenti non sanno veramente cosa voglia dire lavorare in gruppo e assumersi la responsabilità nei confronti di un lavoro collettivo.

Se nelle prove manca un elemento, manca una parte importante, sostanziale. La “mancanza”, l’assenza, è impattante sul gruppo e questo non è molto percepito, almeno all’inizio.

Bisogna educarli, facendo loro comprendere l’importanza di ciascun individuo all’interno della compagnia.

 

D: Marco e Michaela, col vostro lavoro, ostinato e costante, avete ottenuto un altro grande risultato con TiLLiT, perché, oggi, è un corso istituzionale. Come ci siete riusciti?

MP: È stato un percorso lungo e molto duro. Siamo riusciti a istituzionalizzarlo in modo che abbia visibilità nei piani di studi e nell’offerta formativa, utilizzando i crediti per “Altre attività, stages e tirocini”.

La forza è stata che abbiamo fatto gruppo: offrire laboratori di lingue in tutte e quattro le lingue straniere insegnate in Dipartimento è cosa rarissima in qualsiasi Università e fa “massa critica”.

Certo, ci sono i pro e i contro. Da un lato, siamo riusciti a inquadrarlo ufficialmente nella didattica, dall’altro, dobbiamo stare entro i rigidi limiti accademici, sia di ore che di crediti e col teatro non è semplice.

MR: Sì, soprattutto i tempi sono vincolanti.

Inoltre, bisogna tenere conto delle sessioni d’esame e delle varie interruzioni. Come dicevo, il lavoro su di sé, sul personaggio, ne risente.

Tuttavia, è, sicuramente, un grande passo.

 

D: Quale tipo di ritorno avete dagli studenti dopo un po’ di tempo?

MR: Sicuramente, è un’esperienza che portano con sé per tutta la vita.

MP: Sì, inoltre, è l’approccio mentale verso le lingue straniere che cambia e aumenta la motivazione. Un cambiamento che è molto importante per affrontare anche la futura vita professionale.

 

 

 

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