Vermeer. The greatest exhibition: recensione

VERMEER

The greatest exhibition

 

 

RECENSIONE AL FILM

 

 

EMOZIONANTE, POETICO, STRABILIANTE.

 

 

SOLO IL 2, 3, 4 OTTOBRE 2023

 

 

di Elisa Pedini

 

 

Vermeer The greatest exhibition arriva al cinema (tutte le sale su: www.nexodigital.it) per sole tre date: 2, 3, 4 ottobre 2023.

Diretto dal regista David Bickerstaff, grazie a questo capolavoro, la più grande mostra su Vermeer mai realizzata al Rijksmuseum di Amsterdam entra nelle sale cinematografiche per essere amata e apprezzata da tutti.

Esattamente, l’intento è quello di avvicinare il pubblico all’artista nel senso più lato del termine.

Ovvero, oltre a far conoscere la sua tecnica, anche a far emergere i suoi pensieri e le sue idee.

Mi piace molto il paragone con un regista cinematografico perché nelle sue opere Vermeer compie un vero e proprio blocco immagine donando la più sublime, scientifica analisi della realtà.

Infatti, è solo attraverso un’osservazione lunga, meticolosa e accurata che l’artista giunge a compiere il miracolo delle sue tele: nel bloccare quell’istante di vita pura e reale, egli ferma tempo e luce per renderli materici, fin nel più piccolo dettaglio, nella più sottile emozione, nel più profondo e intimo pensiero.

Così facendo, egli rende eterna la vita stessa che come tale, ancora oggi, fa vibrare l’osservatore.

Da qui, la magia delle sue opere.

Certo, in generale, il Seicento olandese è caratterizzato dall’intuizione degli artisti di cogliere l’estrema bellezza del mondo visibile e riprodurla.

Altresì, lo spirito fortemente borghese che si respira in Olanda favorisce e incentiva lo sviluppo d’una pittura della realtà tanto sociale quanto paesaggistica, stimolando l’osservazione acuta delle cose, oltre che l’attenzione alla resa delle diverse condizioni meteorologiche e naturalmente ai riflessi dell’acqua, elemento caratterizzante l’Olanda.

Tuttavia, mai prima, né dopo Vermeer, troviamo questa profonda e maniacale attenzione al più piccolo dettaglio, alla prospettiva reale, alla profondità, oltre al colore che si fa luce e la luce colore, tanto da rendere le sue tele delle fotografie, o frame cinematografici.

Incredibile come in Vermeer The greatest exhibition, a un certo punto, si passi dalla tela Veduta di Case in Delft, meglio conosciuta come “La Stradina” ai palazzi reali e non si percepisca la differenza.

Semplicemente, sublime!

Questa è la forza della magia della vita delle tele di Vermeer: la semplicità, la pace e la tranquillità della vita quotidiana che scorre si fanno arte e l’arte si fa vita.

Letteralmente, lo spettatore ne è travolto, coinvolto, portato dentro a quell’istante di vita che s’è fatto eternità.

Così, la compostezza di quelle persone colte in quell’istante di vita, assorbite nei loro pensieri mentre svolgono le loro normali attività e le emozioni che devono aver suscitato nell’artista tanto da fermarsi ore ad osservarle, bucano lo schermo e arrivano impattanti allo spettatore.

Ecco che chi guarda si fa, a un tempo, testimone muto e discreto, nonché protagonista emotivo.

In particolare, Vermeer utilizza un espediente preciso: “l’ostacolo” per invitare l’osservatore a fermarsi, osservare, godere di quella pace che le sue opere trasmettono.

Quindi, può entrare, rispettoso, dentro alle tele e  alla vita e all’intimità tanto dei paesaggi, quanto dei sentimenti e dei pensieri delle persone colte nell’intimità degli interni borghesi, che da un certo punto in poi, precisamente con la Donna che legge una lettera davanti alla finestra, ritrarrà esclusivamente.

Questo espediente lo troviamo quasi sempre.

C’è la piccola strada tra chi osserva e le case in La Stradina, come c’è l’acqua in Veduta di Delft, o il tavolo ne’ La Merlettaia, o il varco ne La lettera d’amore e ancora tende, o preziosi tovagliati come ne Il geografo, o L’astronomo, o semplicemente il pavimento come in Gentiluomo e donna che beve.

I protagonisti sono del tutto inconsapevoli della presenza dell’osservatore.

Inoltre, in questo periodo l’arte italiana e quella fiamminga s’influenzano, basti pensare al primo Perugino.

Ma, mentre la seconda è realistica, la prima utilizza sfondi e paesaggi quali supporti a scene bucoliche, mitologiche e religiose.

Grazie a Vermeer The greatest exhibition possiamo vedere come l’artista interpreta tutto questo e quindi, come lo evolve.

Altresì, non esistendo documentazione scritta a supporto, neppure a livello di lettere o diari, l’evoluzione dell’artista e la ricostruzione della sua arte ci vengono relazionate attraverso i rilevamenti scientifici sulle opere stesse.

Vermeer The greatest exhibition ci porta a conoscenza non solo di come lavorasse il pittore, ma anche del fatto che sottoponesse i suoi lavori a una revisione costante, alla ricerca della tela perfetta, fin quando non si sentiva soddisfatto del risultato.

Esattamente, egli non produceva un disegno.

Preparava la tela con pennellate generiche e poi, iniziava a sviluppare la sua composizione, con tocchi minuti e meticolosi, colori brillanti e audaci e valori tonali chiarissimi con cui creava effetti luministici d’intensità cristallina, traducendo così i più piccoli riflessi, le più impercettibili variazioni di luce.

In più, le tracce dei cambiamenti che apportava sono visibili nei sottostrati grazie alla tecnologia moderna.

Per esempio, la donna che cuce sulla soglia, prima era specchiata e posta vicino alla soglia della casa.

Inoltre, i due bambini che giocano a terra sono stati aggiunti successivamente.

Un lavoro di cesello e correzione continuo fino a raggiungere la composizione perfetta.

Nella tela La Lattaia, per esempio, egli corregge e ripulisce lo sfondo fino ad arrivare a creare quel capolavoro che osserviamo oggi, dove la donna è realmente protagonista assoluta e perfetta della tela.

Infatti, ciò che colpisce immediatamente di questo artista è proprio la perfezione delle sue opere.

Vermeer non ha prodotto molto, sono 37 le opere note, ma attraverso le fonti si può supporre che ce ne fosse qualcuna in più

Comunque, parliamo di 40, massimo 45 opere in tutto.

Inoltre, lo studio scientifico delle sue opere e la loro perfezione, porta a supporre che Vermeer utilizzasse la camera oscura, oltre a modelle e modelli in carne e ossa.

In verità, quasi tutte donne e probabilmente perché oltre alla moglie Catharina, egli aveva otto figlie e solo tre figli maschi.

Altresì, è probabile che il suo studio fosse a casa sua, come fa supporre L’atelier del pittore e il fatto che gli oggetti si ripetano seppur con piccole, ma preziose e significative, variazioni nei dettagli.  

Trailer per gentile concessione US Nexodigital:

 

 

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