Il paese dei jeans in agosto: recensione al film

IL PAESE DEI JEANS IN AGOSTO

 

AL CINEMA DA OGGI

23 NOVEMBRE

 

Recensione al film 

 

REALISTICO, SARCASTICO, SFERZANTE, PROFONDO

UN FILM DA VEDERE

 

 

 

di Elisa Pedini  

 

Il paese dei jeans in agosto, opera prima di Simona Bosco Ruggeri, prodotto da Akita Film, Maremosso e Adler Entertainment e distribuito da Adler Entertainment, è un film decisamente da vedere.

Il paese dei jeans in agosto vede come protagonisti principali due sfigati d’eccellenza.

Lei, Luisa Rosetti, @LaRosetti, è bruttina, non bada all’estetica, ma questo, francamente, di per sé, non vuol dire proprio nulla.

Apprendiamo dalle chiacchiere di paese che studiava a Cosenza.

Tuttavia, in verità, no e se ha dato tre esami è tanto.

Quindi, è tornata a casa, ma, oltre a farsi mantenere da mamma e papà, non fa nulla.

Ha tanta rabbia dentro e soffre il paragone con la sorella Elena, suo opposto, che la madre non perde occasione di sottolineare.

Invero, in potenza, potrebbe avere anche lei qualcosa d’interessante da esprimere.

Infatti, da una scena sappiamo che dipinge, o quanto meno,  fa decorazioni.

Però, in atto, non esprime nulla perché manca di personalità, di spina dorsale, di quel quid che rende una persona affascinante, di quella spinta interiore che porta a trasformare la potenza in atto.

Tutte cose che i soldi di papà non possono comprare. Una fallita.

Lui, Carlo Araldo, @IlCarlito, è ugualmente fallito,  ma di proporzioni cosmiche.

Bruttino anche lui, s’illude di conciarsi da figo, ma il risultato è che sembra la versione buffa d’uno gnomo.

In vita sua non ha mai fatto assolutamente nulla, tranne che un non meglio identificato reality, che comunque ha perso.

Mantenuto da mammà, lui fa i «balletti», il suo «cavallo di battaglia».

Peccato che sembri un macaco con seri problemi neurologici.

Quindi, figuriamoci come sia quel che gli riesce peggio.

In verità, ci vuole poco a immaginarlo, perché a riuscirgli peggio, è vivere, semplicemente, vivere.

Sa tutto lui, ma senza mammà e la sua borsetta non è capace di fare niente, manco di mettersi lo smalto.

Non parla l’italiano, ma la serata è «very gold».

La catabasi della decenza. Ho riso fino alle lacrime.

Certo, un riso che è disperazione, per chi capisce il sarcasmo, perché è quel che accade ovunque, quotidianamente, costantemente.

Che importanza ha non imbroccare mezzo congiuntivo e non essere capaci di declinare i verbi in -ire, quando si possono usare parole inglesi, naturalmente a sproposito?

La più classica presunzione degli ignoranti: parlare una lingua altrui, quando non s’è capaci di mettere insieme una frase nella propria madrelingua.

Ecco, Il paese dei jeans in agosto è un film intelligente, sarcastico, brutalmente vero, senza, però, essere brutale.

Veramente, l’ho apprezzato moltissimo.

La società e la realtà scorrono sullo schermo con la loro profondità, ma anche con la loro meschinità, così come sono, senza che ci sia assoluzione o condanna.

Come nel quotidiano, c’è chi pensa e usa il cervello, producendo riflessioni profonde e chi lo trova troppo faticoso e cerca alibi ai suoi fallimenti dentro alle scorciatoie dei social: la via di fuga, la porta sul retro, potremmo definirla.

Ovviamente, due poveracci come Luisa e Carlo non avrebbero né spazi, né speranze, se non ci fosse una società che vuole “pane e circo” e si diletta a tagliare e cucire i panni addosso alla gente.

Così, la regista, ci riassume questa società nella gente del paese, dove «il passato è sempre presente», dove l’importante è avere qualcosa, o qualcuno di cui (s)parlare per riempire le bocche, prive di connessione al cervello, ma sature di connessione internet.

Dunque, largo ai social, niente di meglio per mettere in piazza tutto, vero o falso che sia.

Peccato che, chi ha davvero qualcosa da dire, lo tenga per sé e lo condivida con compartecipazione vera con le persone care, con gli abbracci veri, la gioia e le lacrime.

Concetto più volte espresso in maniera sia indiretta, attraverso i comportamenti, che diretta nelle parole dei personaggi più positivi di tutto il film: i genitori del fallito e il padre della fallita.

Ad ogni modo, Luisa è di famiglia ricca e questo spinge Carlo ad avvicinarla perché la «coppia social» attira like.

«Se non posti non esisti» dice Carlo a Luisa perché l’importante è sembrare dei vincenti, perché la gente vuol vedere questo e se ne frega se è vero o no.

Così, diventano una coppia.

Naturalmente, social.

Improvvisamente, da «cessa», Luisa diventa la bellezza del secolo, pure per chi prima la sferzava con cattiveria.

Eppure, lei è sempre lei, tanto che Carlo, dietro alle spalle naturalmente, continua a chiamarla «la cessa».

«Luisa sta facendo strada» commenta la madre di lei tutta soddisfatta.

In cosa?

Eppure, è sempre la stessa sfigata dell’inizio del film, nulla è cambiato nella realtà.

A spiegarcelo è proprio Luisa, nel virtuale, le persone «vedono quello che devono vedere».

Vero.

La gente vede viaggi e  posti splendidi e due falliti che sembrano vincenti, grazie ai soldi del Dr. Rosetti.

Però, papà tiene i lacci della borsa e a un certo momento, si scoccia e li tira.

A questo punto, cosa possono fare due falliti, senza arte né parte, senza titoli di studio, senza personalità e pure bruttini?

La realtà è cruda e spietata, ma il virtuale permette la finzione, anche estrema.

L’importante è sembrare.

«Tutto il social è paese» commenta una delle comari.

Purtroppo, è vero. Pure peggio, oserei dire.

D’altronde, basta una foto presa a caso, pure da internet, «ridimensiona, sfoca nome e data» e il gioco è fatto.

Del resto, non importano il dolore, le lacrime, la preoccupazione, la falsità, lo schifo.

Contano i like, i follower e i commenti.

«Ma, va bene, ha funzionato!» è il commento spietato di chi su tutto questo monta il suo business e che chiude il film su un oceano di sgomento e interrogativi.

Siamo proprio sicuri che vada bene?

«Comunque, cos’ ‘e nente, sono ragazzi…» giustifica, a un certo punto del film, la madre di Luisa.

Sicuro? Mah, sarà!

Concludo, limitandomi a parafrasare le parole del Dr. Rosetti: «…(omissis)… il confine della finzione …(omissis)… i confini sono importanti … ci vogliono, sennò accà nun se capisce più nente …»

Il paese dei jeans in agosto è un film davvero interessante, intelligente, da vedere e su cui riflettere.

Ottimo il cast composto, tra gli altri da: Lina Siciliano, Pasquale Risiti, Rosalia Porcaro, Ninni Bruschetta, Ludovica Coscione, Mimma Lovoi, Valerio Santoro, Enzo Decaro e con la partecipazione straordinaria di Nunzia Schiano.

 

 

 

Trailer per gentile concessione US Il paese dei jeans in agosto:

 

 

 

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