LEZIONI DI MUSICA: Carlo Magno e le chiavi musicali

Rubrica a cura di: Prof. Riccardo Scharf

Docente al Dipartimento di Musica e al Dipartimento di studi classici  

 

 

LEZIONI DI MUSICA: Carlo Magno e le chiavi musicali

La riforma dell’impero e l’ evoluzione delle chiavi musicali nei secoli.

 

 

 

Oggi in classe gli studenti hanno voluto conoscere l’evoluzione della scrittura e delle chiavi musicali, la cui nascita è legata all’imperatore Carlo Magno.

Si era verso la fine dell’VIII° secolo.

Sul trono dei Franchi, succeduto alla dinastia Merovingia, stava Carlo Magno.

Egli era nipote del maestro di palazzo Carlo Martello1.

Era questi il figlio di quel Pipino detto il Breve che con pugno di ferro aveva retto l’ormai decadente regno dei Merovingi.

Dunque, Carlo Magno, chiamato così per il forte impulso dato al suo impero, aveva bisogno che le genti conquistate non si disgregassero.

Aveva, infatti, sotto di sé Franchi, Longobardi, Alamanni, Burgundi, Angli, Iuti, Svevi, Goti e una buona quantità di Latini con un bel po’ di comunità ebree sparse qua e là.

Cercando quindi di imitare i sovrani Romani, decise di fissare2 la sua capitale ad Aquisgrana.

Quindi, diede il via ad una serie di riforme che avrebbero cambiato per sempre l’Occidente.

Carlo Magno pertanto, chiese ad Alcuino di York3 di fondare e dirigere una serie di scuole che formassero i suoi sudditi, per una diffusione capillare della cultura.

Allora, Alcuino decise di uniformare non solo la scuola, ma anche la scrittura, che in onore dell’imperatore si chiamerà Carolina4, e i riti religiosi che erano presenti nel vasto territorio dell’impero.

Per fare questo però, Alcuino avrebbe dovuto fare in modo che non solo il rito liturgico, ma anche la scrittura musicale fosse codificata allo stesso modo.

All’epoca effettivamente, le melodie erano note e si usavano dei segni chiamati chirografici, che cioè rimandavano ai gesti che il “direttore” faceva per ricordare ai cantori che il suono andava emesso più all’acuto o più al grave.

D’altronde, il problema era che tali segni riportati su carta pergamena, giacevano in campo libero.

Vale a dire senza riferimento alcuno di altezza relativa.

Infatti, si poteva partire da qualsiasi nota, intonando un intervallo a caso.

Ovviamente questo causava non pochi problemi di ripetizione della linea melodica.

Ma Carlo Magno non avrebbe tollerato questo.

Pertanto, Alcuino decise di fissare una riga, tirata a secco e successivamente colorata di rosso che avrebbe indicato la nota di partenza.

Successivamente, per far capire a tutti che la nota su quella riga era un fa, all’inizio della riga si pose la lettera “F”.

Questo segnò la nascita delle chiavi musicali.

Per conseguenza, la chiave di Basso di adesso deriva da questo segno.

Ovvero, un ricciolo che è la gamba della lettera e le due stanghette orizzontali che sono diventate due punti.

Anche la chiave di violino ha una storia analoga.

Ma, naturalmente nacque più tardi.

Il buon Carlo Magno era morto da un pezzo e Guido d’Arezzo5 pose come nome per le note i capoversi dell’inno di San Giovanni6 che aveva come caratteristica una progressione ascendente ad ogni capoverso.

La chiave più usata era naturalmente quella di do7 cui pian piano si sostituì una chiave musicale più comoda per il registro delle note acute: il sol.

Poiché allora il sol veniva indicato con una G, si iniziò a segnare la riga musicale con tale lettera particolarmente aggraziata.

L’evoluzione calligrafica infine la trasformò in breve nella chiave di violino che tutti noi conosciamo.

 

 

 

1 Carlo detto Martello perché durante la battaglia di Poitiers del 756 aveva sfasciato la testa del capo degli invasori arabi con un’ascia infierendo e usandola a mo’ di martello. Da qui il soprannome truce.

2 L’uso Franco era quello che il sovrano si spostasse continuamente e di avere quindi una capitale mobile, così da poter seguire da vicino sempre gli affari di tutto il regno.

3 Il più noto maestro di retorica e filosofia al mondo, di provenienza britannica.

4 La minuscola Carolina è l’antenata del nostro corsivo.

5 Monaco Italiano del XII° secolo, inventore della famosissima Mano Guidoniana.

6 UT queant Laxis, REsonare fibris / MIra gestorum / FAmuli tuorum / SOLve polluti / LAbii reatum, Sancte Iohannes 

7 All’Ut iniziale si sostituì una C, in una progressione logica: se il Fa era indicato con la lettera F, la nota precedente (Mi) sarebbe stata indicata con una E, quella prima ancora (Re) con una D e per finire il Do/Ut con una C. Analogamente la nota dell’intervallo mobile (Si) con una B e quella prima ancora (La) con una A; quella sopra il fa, cioè il Sol, si indicava con una G.  

 

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