CODICE CARLA: recensione

CODICE CARLA

 

Recensione al film

 

AL CINEMA

SOLO 13, 14, 15 NOVEMBRE

 

UN FILM CHE TECNICAMENTE NON CONVINCE

MA CHE  SA EMOZIONARE

 

 

 

di Elisa Pedini

 

 

 

CODICE CARLA, il film documentario scritto e diretto da Daniele Luchetti e prodotto da Anele e Luce Cinecittà con Rai Cinema arriva nelle sale per sole tre date il 13, 14, 15 novembre (tutte le sale su Nexogital).

Abituata alla magnificenza dei documentari che Nexo distribuisce, debbo ammettere che stavolta sono rimasta piuttosto perplessa e non è stato semplice farne la critica perché la mia posizione deve restare forzosamente neutrale.

CODICE CARLA, tecnicamente parlando, decisamente non convince; al contrario, valorialmente, offre picchi di forte impatto emotivo, quando non commoventi.

Ne consegue che, da critico, non me la senta di consigliarlo per onestà intellettuale, ma, da persona, neppure di sconsigliarlo per quelle note a forte impatto emotivo.

Da cui, ancor più senza indugi del solito, passerò alla pura critica per darvi un quadro completo del documentario.

Partendo subito da quegli aspetti tecnici che mostrano fragilità per potermi poi dedicare a quanto ho trovato sicuramente buono.

Innanzitutto, l’aspetto che più lascia perplessi sono le musiche, che poco aderiscono all’atmosfera evocata da quanto si vede e viene narrato, quando non andarvi in netto contrasto, divenendo, dunque, un fattore più distanziante, che coadiuvante le emozioni e la compartecipazione.

Piuttosto comprensibile che ci siano state delle reazioni di rabbia in sala.

In più e qui è proprio la professione a incidere, ho trovato eccessivamente reiterate certe inquadrature più simili a messaggi di pubblicità occulta che a sfondi casuali.

E questo, ha infastidito me, perché come giornalista tendo a notare tutto, ma va anche detto che non ci sono state reazioni in sala per questo, almeno non evidenti.

Inoltre, contenutisticamente, gli interventi proposti non sono tutti esattamente pertinenti, né al soggetto: Carla Fracci, né all’ambito, che non solo è molto preciso, ma anche tecnicamente ben definito: la danza classica.

Purtroppo, questo comporta che, a un certo punto, ci si ritrovi a interrogarsi su quale sia davvero il soggetto del documentario e soprattutto, il suo scopo.

Inutile sottolineare che anche quest’aspetto porti a distrarsi, per un verso e a sentirsi infastiditi, per l’altro.

Infine, sempre nell’ambito dei contenuti, vengono accennati molti aspetti della vita di Carla Fracci, estremamente interessanti, oltre che pertinenti, ma, purtroppo, vengono anche lasciati lì e non approfonditi.

Detto questo che riguarda la parte tecnica che proprio non convince, passo al valoriale, ovvero a quanto ho apprezzato di CODICE CARLA.

Innanzitutto, i ricordi del figlio, Francesco Menegatti.

Infatti, c’introduce la mamma ricordando come i nonni, nella povertà del dopoguerra, avessero iscritto la figlia alla scuola della Scala perché lì passavano i pasti agli studenti.

Sicuramente, non potevano immaginare che da questo sarebbe nata un’Étoile mondiale, che avrebbe calcato i più illustri palcoscenici esistenti e danzato coi maggiori primi ballerini. Tra questi ricordo: Erik Bruhn, Rudolf Nureyev, John Gilpin, Milorad Miskovitch, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov, Niels Kehlet, Alexander Godunov, Antonio Gades, Andris Liepa, Gheorghe Iancu, Paul Chalmer, Alessandro Molin, Daniel Ezralow, Massimo Murru, Roberto Bolle.

Icona assoluta dell’Italia e della danza classica.

Inoltre, ci racconta che la camera da letto diventava l’«officina della mamma» perché era lì che andava il massaggiatore anche con tutti i macchinari necessari per «la manutenzione dei muscoli».

Infatti, caratteristica dei ballerini classici è il dolore, spesso straziante, lancinante, che provano ai muscoli.

Come scritto, la danza classica è un’arte molto ben precisa e una nicchia a sé stante nella danza.

Infatti, il lavoro durissimo ed estenuante cui i ballerini classici si sottopongono è dovuto all’esigenza di addestrare, letteralmente, il corpo a compiere movimenti per la maggioranza contro natura per i tendini e i muscoli.

È proprio la voce di Carla a raccontarci il duro e costante lavoro all’inizio per rafforzare gambe e caviglie perché le aveva troppo sottili.

Dunque, è facile immaginare anche la fatica, il dolore e la costante «manutenzione».

Ma, Carla ci dà un indizio in più su questo lavoro duro e costante dicendoci che «…nella danza non c’è solo tecnica, che si acquisisce».

Infatti, il corpo deve sapersi fare voce, linguaggio ed emozioni, perché il ballerino ha solo lui come mezzo di comunicazione.

Tuttavia, per attingere alle proprie emozioni e farle diventare corpo e movimento perché possano esprimersi, è assolutamente fondamentale padroneggiare la tecnica.

In questo senso, ho trovato molto interessante l’intervento scientifico volto a spiegare le aree del cervello che si attivano e come le emozioni creino empatia che, a sua volta, crea il legame con il pubblico.

Altresì, ho trovato molto coinvolgente la descrizione del legame con il padre, che fu una figura cardine nella vita di Carla.

Ella stessa ci parla d’un alberello che le aveva regalato e che era poi divenuto un albero enorme, cui lei era rimasta molto legata.

Mi è molto piaciuto anche come venga sottolineata la sua leggerezza.

Viene definita «una piuma», non la si sentiva camminare, ma aveva l’abitudine di tenere le chiavi al dito nascoste nella mano ed era l’unico rumore che faceva capire che fosse presente.

Tuttavia, sul palco, nel silenzio delle prove, i passi di danza fanno rumore.

Bellissima immagine evocativa!

Un rumore stupendo, quello del legno, del duro lavoro e della passione.

Infine, ho amato molto gli interventi del marito, Beppe Menegatti.

Ci ricorda come Carla fu pioniera dello spettacolo di decentramento: piccoli teatri, tendoni, piazze, per portare la danza ovunque, nel cuore della gente.

Oggi, è una cosa comune, ma fu Carla a iniziare quest’usanza.

Certo, luoghi selezionati, ma l’obiettivo era dare più spazio al balletto e soprattutto, portare il nostro paese “ovunque”: inteso come spazi e luoghi.

Beppe ci ricorda anche come fu la prima ad andare in televisione, rievocando quella meravigliosa puntata che vide insieme Heather Parisi e la sua Carla (Al Paradise programma TV di RAI1 in prima serata, n.d.r.).

Però, quando Beppe gira i suoi interventi, Carla non c’è più da quattro mesi.

«Manca il dettaglio che fa comoda la vita» ci dice ricordando tutte quelle piccole cose semplici di coppia, come l’andare in stazione un po’ prima e magari mangiare «qualcosina insieme». Detto mentre scorrono le immagini al parco Sempione della coppia che gioca e ride.

Ecco, la commozione vince e le lacrime non possono che salire agli occhi.

 

 

 

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